Il Volkswagen Bully compie 60 anni

Il famoso furgoncino della Volkswagen, il Bully, compie sessant’anni e, come spesso accade con i miti, non li dimostra. E’ stato probabilmente il padre di tutti i van, camper van e monovolume. E’ nato a Wolfsburg ed è subito diventato un simbolo del dopoguerra. Le famiglie tedesche lo usavano per i viaggi in Italia, fu il mezzo preferito degli hippies per andare a Woodstock o a qualsiasi altro concerto rock, fu usato anche dalla polizia in molti paesi e anche il veicolo preferito dai gruppi pacifisti per gli spostamenti.

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Molti i soprannomi con cui è conosciuto, in Germania Bully, in Italia Bulli, in Inghilterra Camper Van e negli Stati Uniti e in Canada fawksuèigenbus. Ma comunque venisse chiamato rappresentava il successo del “Made in Germany”.

I primi furgoncini Volkswagen erano pronti dal marzo del 1950 e piacque subito ai clienti. Era il periodo della rinascita economica del dopoguerra e per molti fu il mezzo ideale per viaggiare, ma anche per i commercianti per il trasporto di merci. L’ideale mezzo per le famiglie (soprattutto quelle numerose) che spesso lo usavano per le scampagnate, gite nel week-end e ferie, ma anche semplicemente per accompagnare i figli a scuola.

Il prezzo però non era accessibile per tutti: 5850 marchi di allora. Il motore era un 25 cavalli con raffreddamento ad aria. La stessa meccanica del Maggiolino, solo che poteva ospitare almeno 8 persone e tanti bagagli a volontà.

Ma il boom arrivò negli anni sessanta, quando persino “The Who” gli dedicarono una canzone: “Going mobile”. I figli dei fiori compravano il furgoncino, la maggior parte delle volte usato, per raggiungere in migliaia i raduni rock. Lo stesso valeva anche per i pacifisti, che spesso dipingevano il furgoncino con dei fiori e sul frontale campeggiava il simbolo della pace.

Ancora oggi ci sono in circolazione circa 10 milioni di furgoncini in tutto il mondo, nonostante sembrava che il catalizzatore avrebbe fatto segnare lentamente la sua fine.

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