I semafori T-Red sono illegali: indagati 35 comuni

Si sono concluse le indagini sull’esposto, partito dal Comune di Segrate, sulle irregolarità degli impianti semaforici T-Red. Sono coinvolti trentacinque comuni, quattro sindaci e alcuni comandanti della polizia locale. Questi i numeri delle notifiche della Guardia di Finanza, arrivate nella giornata di ieri, per notificare la chiusura delle indagini alle persone coinvolte, per associazione a delinquere e turbata libertà degli incanti.
L’inchiesta è stata portata avanti dal pubblico ministero di Milano, Alfredo Robledo, per fare chiarezza sulle gare d’appalto pilotate per piazzare i semafori T-Red “truccati” nelle varie città italiane. Perchè truccati? Perchè questi particolari semafori, dotati di camera fotografica, avevano una soglia del giallo semaforico molto basso, rendendo pericoloso il passaggio da quell’incrocio: gli automobilisti ricevevano una grande mole di multe, dunque alla visione del semaforo giallo, frenavano la macchina, per non incappare in altre sanzioni, ma spesso questo comportamento creava incidenti per gli automobilisti che accorrevano ignari da dietro.
Un trucchetto che ha permesso a tantissimi comuni di incassare grandi cifre proprio per le tante fotografie spedite agli automobilisti italiani, rei di essere passati col rosso, data l’esigua durata del giallo. Fra i comuni coinvolti Milano, Varese, Torino, Mantova, Verona, Bologna, Livorno, Firenze, Caserta, e Viterbo fra gli altri. E la maggior parte di questi comuni, non avendo fondi da investire per l’acquisto totale dei semafori T-Red, “noleggiavano” i dispositivi lasciando una alta percentuale, circa il 25,1%, alla società che ha prodotto questi semafori: quindi per ogni multa sia il comune che la società che ha importato questo tipo di semafori in Italia, venivano “premiati” con un grande incasso, e dunque c’era tutto l’interesse che le multe fossero in gran numero.

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